racconti
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Adesso era a me che toccava fuggire (R. Bolaño) A quell’epoca avevo quindici anni e abitavo in periferia. Vestivo sempre uguale: le trecce bionde sotto la cuffia di lana, i jeans strappati infilati nelle dottor martins. Gran parte della mia giornata trascorreva camminando nella neve. Ricordo neve dappertutto: il parco ricoperto di neve, la ferrovia
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Quando succede questa cosa B è a Liverpool da circa tre mesi. Per tutto un anno, in Italia, ha frequentato gente strana: artisti visuali, membri di collettivi politici, femministe, compositori di musica elettronica. Poi un giorno si è stufato. Ha deciso di partire per un viaggio. La sera prima di partire ha detto a F,
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I. Entrata Un giorno gli ordini erano cambiati. La politica del governo era cambiata. Un corpo speciale della polizia era stato istituito per neutralizzarci. Renderci inoffensivi, in qualsiasi maniera. Annichilirci, si diceva. I metodi ricordavano quelli delle giunte militari sudamericane. Erano richieste efficienza e discrezione. Silenzio, soprattutto. La guerra si combatteva là dove le parole
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Avete per caso visto passare una volpe? (L. Buñuel) Una sera qualsiasi. Primi giorni d’estate, finiti gli esami, nessun impegno. Alle nove e mezza squilla il telefono. Sono disteso sul divano a guardare una partita di rugby, ma ho il ricevitore a portata di mano. Rispondo. Solita storia: suoni confusi, interferenze, voci che si accavallano.
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1. new york city, marzo duemilasette E poi mi gira la testa, così sono costretto a sedermi. La gente intorno mi guarda perplessa ma non fa domande. Io dal canto mio non muoio. Tutti quanti tornano ai loro ipertrofici caffé. Devo aspettare un pezzo perché la prospettiva si assesti. Poi mi alzo. Prendo la bibita
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1. duemilatre – duemilasette, sulla terra La scomparsa non è un atto necessariamente fisico. Gli esseri umani scompaiono di continuo: cambiano casa, fidanzato, gruppo di amici. A volte cambiano fede politica, religione, sesso. Spengono il cellulare. Si scordano degli altri esseri umani. A volte semplicemente si ritirano in sèstessi, chiudono le porte al mondo. Si
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1. estate Nella baita avevano appena messo il telefono. Il telefono era nero e tondo, veniva dagli anni 60. L’avevano messo su una panca sulla quale era incisa una data: 1734. Adesso erano nel 1986. Il tempo andava avanti e indietro, nessuno era ancora riuscito a capire con quale logica. La baita era un
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Fino a dieci anni B visse oltre Dora, in appartamento. Tutte le otto porte della casa erano di colore verde scuro. Una porta chiusa significava silenzio. Tabù. Qualcosa che non si poteva dire. La camera dei suoi genitori: crisi matrimoniali, lacrime, sesso. Lo studio di suo padre: rapine, omicidi, stupri.
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Novembre. Avevano preso in gestione un piccolo supermarket per la stagione invernale. Vendevano frutta esotica e calze da donna, riviste spinte e attrezzi da lavoro, vendevano perfino qualche vecchia radio a transistor. Il locale era angusto ma accogliente, pulito, ordinato. La vecchia proprietaria, una domenicana che era arrivata a Milano negli anni ottanta su un
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“Perché vivi?” “Non lo so.” (Neon Genesis Evangelion, ultima puntata) 0. Io e B ci siamo sempre conosciuti. Solo che fino a qualche anno fa lo odiavo. Questione di compagnie rivali. 1999. Ho quindici anni. Giro al parco. Indosso jeans strappati. Ascolto i Sex Pistols e gli Sham 69. Aspettiamo l’apocalisse. Ci infiliamo sottoterra come