Essere senza casa su Stanza 251

Su Stanza 251 Stefano Loria propone una bellissima lettura di Essere senza casa, che definisce (credo molto appopriatamente) un “libro-prisma” “caleidoscopico” identificando con estrema accuratezza (quando si dice che il critico è lo psicanalista dello scrittore) le due emozioni che mi hanno attraversato nello scriverlo: l’esaltazione associativa e l’ansia, sopratutto l’ansia heideggeriana che mi accompagna un po’ da sempre, quella del senso:

Essere senza casa propone una brillante ed accurata cartografia di temi culturali oggi fondamentali, ma al tempo stesso conserva all’interno della sua fitta trama concettuale un nucleo radiante di ansia, poiché insegue – dentro i rischi di dominio delle reti di comunicazione sociale, negli scenari politici in agguato, nella consapevolezza che il progresso scientifico potrà modificare la nozione stessa di essere umano – la grande fatica di dare un senso al mondo

Essere senza casa su Artribune

Oggi su Artribune c’è questa bella recensione a Essere senza casa di Marco Petroni, che ringrazio. Marco (che coglie molto bene il tentativo del libro di funzionare come “cassetta degli attrezzi per smontare e rimontare il nostro reale”) scrive tra le altre cose:

Il grande merito di Didino è quello di tratteggiare un saggio utile a leggere le maglie senza bordo di una realtà complessa. Ci si muove fragili e provati con il viso coperto su una soglia dove si fa sempre più spazio lo smarrimento, una demondificazione per dirla con Heidegger. Nessuna comfort zone ma solo l’energia per comprendere e provare a reagire al “non sentirsi più a casa in questo mondo.

Radio Festivaletteratura di Mantova

Quest’anno il Festivaletteratura di Mantova si fa tutto in radio. Tra gli invitati ci sono anch’io che oggi (giovedì 10) parlo con Martina Tazzioli di “confinamento” nell’ambito del bel programma “Sintomatiche Parole” organizzato e condotto da Lorenzo Alunni. Potete ascoltarci in radio oppure, se siete a Mantova, in Piazza Alberti o nelle biblioteche dell’area citadina.

Aggiornamento del 14/09: ora tutti i podcast di “sintomatiche parole” si possono riascoltare su questa pagina.

Essere senza casa sul Foglio e a Pantagruel (Radio Rai 3)

Due segnalazioni che riguardano Essere senza casa: oggi Alessandro Mantovani ne scrive sul Foglio definendolo “uno tra i saggi più interessanti provenienti da autori italiani che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi” (recensione nella foto qua sotto). Invece sabato 22 intorno alle 15:30 italiane sarò ospite di Graziano Graziani a Pantagruel su Radio Rai 3: parleremo di case, weirdness e di come la pandemia ha cambiato l’abitare nelle grandi metropoli occidentali.

Aggiornamento del 24/08: la puntata di Pantagruel è ora online.

Essere senza casa su Marvin

Su Marvin, Giacomo Ferrara mi intervista a proposito di Essere senza casa, che definisce “un saggio pop acuto e scorrevole”. Giacomo coglie un aspetto interessante del mio libro:

Quello che mi preme dire in questa breve introduzione è che Essere senza casa è a suo modo un libro gioioso, direi vitalistico, pur non essendo ottimista. Anzi, lo è proprio perché respinge la dicotomia ottimismo/catastrofismo, e ci invita piuttosto ad aprirci alla stranezza, a uscire dal soporifero vortice di storie in cui siamo avvolti.   

Essere senza casa su Esquire

Oggi su Esquire è arrivata questa bella recensione a Essere senza casa di Hamilton Santià. Hamilton è una delle persone che hanno reso possibile questo libro, quindi il ringraziamento è doppio. Della recensione mi colpiscono due cose. La prima è il taglio generazionale che alcuni lettori, tra cui Hamilton, hanno trovato nel libro: non era mia intenzione, almeno non pienamente, ma il fatto che Essere senza casa generi questo tipo di letture mi fa pensare di aver toccato un discorso condiviso. Il secondo è un termine, “spaesamento”, che sia Hamilton che Mario Capello hanno utilizzato per parlare del libro. Questi due aspetti mi sembra che dialoghino tra loro: che la mia sia una generazione spaesata è forse ovvio, ma che questi nostri anni siano segnati dallo spaesamento, dal passaggio tra mondi diversi e dall’incertezza mi sembra un tema interessante che meriterebbe di essere approfondito (e, ancora una volta, sono contento di essere riuscito a toccare questo tasto, almeno parzialmente, nel mio libro)

Essere senza casa su Pagina 3 e Doppiozero

Ieri mattina (13 luglio) il grande Edoardo Camurri ha condotto una bella puntata di Pagina 3 dedicata al “vivere in tempi strani”, durante la quale ha letto il brano di Essere senza casa pubblicato su Not. Intanto, su Doppiozero Francesco Guglieri ha scritto una bella recensione a L’albero intricato di David Quammen in cui traccia una connessione tra il libro di Quammen ed Essere senza casa (analogia curiosamente ripresa anche a livello grafico, visto che la copertina Adelphi e quella del mio libro si assomigliano parecchio). Il perché dell’analogia ve lo lascio scoprire leggendo il bell’articolo di Francesco.

Essere senza casa sull’Huffington Post

Sono stato in viaggio tra l’Inghilterra e l’Italia, quindi aggiorno il sito in ritardo: sul suo blog per l’Huffington Post Mario Capello scrive una recensione molto bella di Essere senza casa, cogliendo con una chiarezza di cui non sarei stato capace nemmeno alcuni temi chiave del libro:

Didino, infatti, ha scritto il libro che, quantomeno nel panorama italiano, tratteggia meglio il senso di sottile paura, di minaccia incombente ma senza forma, dovuta a un agente onnipresente ma invisibile, che abbiamo vissuto in questi mesi. E del resto, qualcuno riesce ricordare tempi più strani di questi, per parafrasare il sottotitolo? Eppure, visti i normali tempi editoriali e quelli di elaborazione e scrittura di un libro, l’autore non può che averlo scritto almeno un paio di anni fa. E allora com’è possibile che questo splendido libro di critica culturale, questo libro che mischia filosofia, personal essay e sociologia descriva proprio il qui e ora?

Essere senza casa su Flanerì

Su Flanerì Giovanni Bitetto scrive una recensione molto bella e profonda di Essere senza casa, lusingandomi con accostamenti a Iain Sinclair e all’ermenautica barocca e sopratuttto cogliendo esattamente ciò che volevo fare con questo libro, cioè fornire qualche strumento culturale per leggere il presente:

Questo è solo un percorso di lettura fra i molti che predispone il ventaglio discorsivo di Essere senza casa. Si tratta di un’utile cassetta degli attrezzi in cui il lettore accorto può prelevare i simboli adatti a discernere il reale, giacché ogni aspetto preso in esame dall’autore prevede il nitore della sintesi, segno della profonda riflessione che c’è a monte. Ecco che ci ritroviamo ad avere un alfabeto preciso per esprimere l’abisso psichico e materiale di cui fa esperienza il cittadino dell’Occidente globalizzato. D’altronde, a proposito di case, io stesso scrivo questo articolo in procinto di lasciare il nono appartamento in nove anni, nella quarta città in cui ho vissuto, e chissà se sarò già a disfare le valigie nel decimo quando questo pezzo verrà pubblicato.