Glasgow e Kensington, centro e periferia nell’impero britannico

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La brava Sara Marzullo mi ha segnalato che uno scatto del fotografo Dougie Wallace è stato selezionato tra i finalisti del Sony World Photography Awards, l’importante premio annuale organizzato dalla World Photography Organisation. Ne ha parlato anche il Post in questo articolo.

La fotografia di Wallace è stata scattata a Glasgow e fa parte di un progetto intitolato “Glasgow, la seconda città dell’impero” che mette a confronto scatti ottenuti nel quartiere popolare di Calton con altri realizzati nel ricco quartiere di Kensington & Chelsea a Londra. Presentando il progetto, Wallace ha detto che «La differenza di fortuna non è solo nell’aspettativa, ma nei tagli dei vestiti e dei cappotti, negli accessori, nel trucco delle donne, persino nelle loro espressioni, che sono da un lato piene di autostima e arroganti, dall’altro oppresse e malnutrite» (traduzione del Post).

Sono stato recentemente a Glasgow e ho scritto alcune righe riguardo al rapporto ambiguo che, come molti altri centri nel Regno Unito, intrattiene nei confronti di Londra. Osservando le fotografie di Wallace, originario proprio di Glasgow ma operativo a East London da molti anni, mi chiedo se un’analisi così dicotomica sia realmente possibile nel XXI secolo, in un’epoca in cui i confini della geografia economica di città e di interi paesi è andata facendosi più sfumata.

Per quanto possa sembrare strano per noi eruopei, però, la risposta è che sì: davvero nel Regno Unito è ancora possibile contrapporre la “oppressa e malnutrita” Claton e la “arrogante” Kensington. Questo resta in fin dei conti ancora un paese profondamente diviso in classi sociali, dove anzi la divisione in classi non viene percepita come un problema da risolvere ma come una natruale stratificazione del corpo sociale. Forse è anche per questo che a Londra non esistono ghetti ma blocks di case popolari si alternano senza soluzione di continuità a isolati residenziali: perchè l’essere ricchi o poveri non è una condizione permanente ma nemmeno una vergogna da nascondere alla vista. Questo paese è rimasto essenzialmente vittoriano nel suo senso acuto per la carità sociale, la tolleranza paternalistica e l’ipocrisia di classe.

Glasow è davvero in un certo senso la seconda città dell’impero, situata geograficamente all’estremo opposto dell’isola rispetto alla capitale, anch’essa un tempo industriale e benestante. Tuttavia, per quanto il lavoro di Wallace dica davvero qualcosa sul Regno Unito di oggi (almeno quanto il bellissimo progetto “Belgravia 1979-1981” di Karen Knorr, oggi esposto in una sala dedicata della Tate Britain, diceva sul Regno Unito di Margaret Thatcher), mi resta il sospetto che la vera realtà del paese non stia in questi due esempi comunque illustri. Al contrario andrebbe forse cercata in tutti quei centri nel mezzo, geografico e sociale, che compongono quella campagna apparentemente amorfa che si vede dai finestrini del treno quando si percorre il tratto London Euston – Glasgow Central. 

Quella è la storia delle Manchester e Liverpool, Bristol e Birmingham e degli infiniti centri minori che hanno dato tanto alla storia recente di questo paese in termini di cultura, arte, musica e sport. Ma come giustamente il titolo del progetto di Wallace sottolinea questa è la storia di una nazione moderna, non la storia di un impero.

(Fotografia: © Dougie Wallace)

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