Bunker archeology in Suffolk

In questa zona della costa est dell’Inghilterra, da Seaford a Orforfd, durante la seconda guerra mondiale furono costruiti 633 bunker per preventive l’invasione nazista, che andarono a sommarsi alle 29 torri Martello (oggi in gran parte adibite a hotel di lusso) costruite tra il 1800 e il 1812 per prevenire l’avanzata di Napoleone. Né i bunker né le torri Martello furono mai utilizzate. Ieri mentre camminavo sulla costa, lungo lo stesso percorso di cui Sebalt parla negli Anelli di Saturno, mi chiedevo se è un caso che al referendum del 2016 le regioni in cui si è registreato il maggior numero di voti per il Leave fossero tutte sulla costa est, una zona militarizzata che da duecento anni aspetta l’arrivo di un nemico invisibile dal mare.

“I May Destroy You” ribalta tutto

Sono contento che Link – Idee per la TV mi abbia dato l’opportunità di scrivere di quella che per me è senza dubbio la serie TV dell’anno, capace di stravolgere il modo in cui parliamo di questioni importanti come il genere o il clima per arrivare a dire che il presente è una dissonanza cognitiva e noi che lo abitiamo siamo nebulose di senso prive di un centro che possa essere chiamato “io”: I May Destroy You di Michaela Coel spinge un po’ più in là i paletti dello storytelling contemporaneo. Provo a spiegare perché.

Un’intervista e una recensione: Carlo Mazza Galanti e “Bifo” Berardi

Nel weekend sono usciti due miei articoli su libri recentemente pubblicati in Italia. Il primo è un’intervista che ho fatto per Esquire a Carlo Mazza Galanti, autore di Cosa pensavi di fare?, un librogame per precari intellettuali che tocca temi come la letteratura ipertestuale, le autobiografie potenziali e nientemeno che il destino. Il secondo è una recensione a Fenomenologia della fine di “Bifo” Berardi che parte discutendo il ruolo della theory-fiction nel nuovo panorama post-pandemico e finisce per ipotizzare che il mondo realizzato dal virus sia in fondo quello che Bifo ci raccona dagli anni Settanta. Qui sotto le copertine dei due libri.

Essere senza casa su Artribune

Oggi su Artribune c’è questa bella recensione a Essere senza casa di Marco Petroni, che ringrazio. Marco (che coglie molto bene il tentativo del libro di funzionare come “cassetta degli attrezzi per smontare e rimontare il nostro reale”) scrive tra le altre cose:

Il grande merito di Didino è quello di tratteggiare un saggio utile a leggere le maglie senza bordo di una realtà complessa. Ci si muove fragili e provati con il viso coperto su una soglia dove si fa sempre più spazio lo smarrimento, una demondificazione per dirla con Heidegger. Nessuna comfort zone ma solo l’energia per comprendere e provare a reagire al “non sentirsi più a casa in questo mondo.

Oltre l’orrore del Reale

Oggi la filosofia pessimista non solo è quella meglio in grado di descrivere il mondo, ma da un decennio almeno è anche una fucina creativa di idee, ipoetsi e immaginari. Eppure il pessimismo ha la tendenza a finire in un vicolo cieco. Come mai? Perché è a disagio nei confronti della propria origine.

Ne parlo sull’Indiscreto, spaziando tra pillola nera, pessimismo filosofico, Thomas Ligotti, Illuminismo vs. nichilismo e dark Buddhism.

Paolo Leonardo, Senza titolo (2002)

Essere senza casa sul Foglio e a Pantagruel (Radio Rai 3)

Due segnalazioni che riguardano Essere senza casa: oggi Alessandro Mantovani ne scrive sul Foglio definendolo “uno tra i saggi più interessanti provenienti da autori italiani che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi” (recensione nella foto qua sotto). Invece sabato 22 intorno alle 15:30 italiane sarò ospite di Graziano Graziani a Pantagruel su Radio Rai 3: parleremo di case, weirdness e di come la pandemia ha cambiato l’abitare nelle grandi metropoli occidentali.

Aggiornamento del 24/08: la puntata di Pantagruel è ora online.

I May Destroy You

Contemporanea al punto che brucia, più londinese del fish & chips mangiato sugli autobus notturni, del tutto ipermoderna e quindi weird, psichedelica e metanarrativa, l’uomo senza inconscio di Recalcati e l’Eros in agonia di Byung-Chul Han, strana crasi tra Me Too e Black Mirror, complessa al punto della rarefazione intellettuale ma anche spontanea, coinvolgente e, soprattutto, desolante: questa qui sotto per me è già la serie TV dell’anno. Spero di riuscire a parlarne più diffusamente presto.