
L’unica cosa intelligente che ho sentito dire in queste ore sulla vergognosa vicenda di Eluana Englaro (che, per chi non se lo ricordasse più, resta la storiadi una persona che muore e di una famiglia che prova dolore per questa morte) è del solito Marco Travaglio:
“Berlusconi ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare al Vaticano di aver fatto tutto il possibile per compiacere le gerarchie ecclesiastiche (si spera non tutte) e i loro seguaci più ottusi. Napolitano ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare che, almeno una volta nella vita, ha avuto il coraggio di rimandare indietro una legge vergogna, altrettanto incostituzionale quanto il lodo Alfano o la schedatura ai bambini rom o l’aggravante razziale per gli immigrati clandestini o il decreto sui rifiuti in Campania. In più, se c’era qualche speranza che il Quirinale bocciasse la legge-porcata sulle intercettazioni o la controriforma della giustizia varata ieri dal Consiglio dei ministri o il nuovo pacchetto sicurezza che legalizza le ronde padane e impone ai medici di denunciare i malati clandestini, ora quelle possibilità si riducono al lumicino: un intero esercito di pompieri si scatenerà per spegnere i fuochi di questo “scontro fra Napolitano e Berlusconi” e per riportare la pace tra i due palazzi.”
Dovrebbe stupire come in Italia i rapporti di forze della politica si manifestino ormai allo scoperto, rendendo palese la più totale indifferenza dei politici per l’opinione pubblica, relegata al ruolo di un “essere immobile” che non dibatte e non partecipa – e non potrebbe in alcun modo farlo. Sul corpo della Englaro si giocano i rapporti tra governo e Chiesa (e tra Presidente della Repubblica e elettorato dell’opposizione), sui corpi di tutti noi si gioca la battaglia per la democrazia: proprio come Eluana però anche noi siamo ridotti allo stato vegetativo permanente, forse non soffriamo e, anche qualora soffrissimo, non abbiamo comunque modo di esternare questa sofferenza. Il che si traduce pressappoco così: ogni giorno che passa sono più stupito, non più incazzato; più distante e non più presente; più chiuso in me stesso e meno reattivo. E’ lo stato di torpore che precede l’arrivo dell’influenza, o anche, come dice Galimberti, la barbarie alle porte…
(Nella foto Napolitano da giovane. L’articolo completo di Travaglio è rintracciabile qui)
Scrivi una risposta a Dillinger Cancella risposta