Red Pill di Hari Kunzru

Ho sentimenti contrastanti riguardo a Red Pill di Hari Kunzru. Da un lato con un titolo del genere ti stai candidando all’occasione persa dell’anno , inoltre un romanzo angloamericano che parla di uno scrittore che vive a Manhattan con una bella moglie e una bella figlia e parte per una residenza letteraria per quel che mi riguarda sta mettendo premesse terribili. Dall’altro è quel genere di romanzo/saggio che adoro (quel genere che sta al polo più commercialmente spendibile della theory-fiction), tocca il tema da una prospettiva personale e finisce per mettere in discussione proprio le premesse di cui sopra:

Up until now there have been two tracks or timelines: the one that Rei and […] our friends live on, in which the future is predictable, a steady progression in which we are gradually turning into our own mothers and fathers […]. Then there’s the second track, the occult track on which all this normality is a paper screen over something bloody and atavistic that is rising up out of history to meet us.

L’idea che la pillola rossa sia in fondo una pillola nera è interessante, ma opinabile; Anton è un personaggio ballardiano forse un po’ fuori contesto. Ma il romanzo ha una struttura insolita, fatta di divergenze e accelerazioni improvvise ed è scritto bene. È anche molto stratificato: non tutto è riuscito, né torna come dovrrebbe, ma non è nemmeno superficiale.

Curioso di scoprire se il Saggiatore (editore italiano degli altri libri di Kunzru) alla fine lo porterà in Italia.

Libri 2020

Quest’anno strano è successa una cosa altrettanto strana e cioè che ho letto più italiani che stranieri, specialmente italiani pubblicati nel 2020. Inoltre, e questo è meno strano, più saggistica che narrativa e molti dei miei libri dell’anno sono stati scritti da donne. Qui di seguito un riassunto.

Narrativa del 2020

Ho già detto e ribadito che il mio romanzo dell’anno è La mischia di Valentina Maini: poche volte mi sono imbatutto in un esordio di tale potenza. Ho apprezzato molto anche La notte si avvicina di Loredana Lipperini, un libro sulla fine delle cose, la maternità come stregoneria e le profezie che si autoavverano. Sempre tra gli italiani ho trovato interessante Esecuzione dell’ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù, novella che si inserisce in un filone di letteratura italiana recente che sta diventando una specie di sottogenere, quello dell’io allucinato alla ricerca di assoluto (altri due esempi: Cometa di Gregorio Magini e Il giorno della nutria di Andrea Zandomeneghi). Tra gli stranieri sono rimasto molto colpito da Madre delle ossa di David Demchuck, una sorta di Antologia di Spoon River dell’Europa dell’Est che si situa al crocevia esatto tra weird fiction, folk horror e fiaba. Letto l’anno scorso ma arrivato in Italia quest’anno Gli ultimi giorni della Nuova Parigi di China Miéville, libro piuttosto estremo anche per gli standard dello scrittore londinese che mostra bene il collegamento tra New Weird e surrealismo, una delle mie ossessioni.

Saggistica del 2020

Quest’anno è diventato chiaro come, di fronte a un panorama in cui capitano eventi inauditi, abbiamo bisogno di categorie nuove. Vanno in questa direzione alcuni dei saggi più belli che ho letto quest’anno: il pamphlet Antropocene fantastico di Matteo Meschiari, le raccolte Divenire invertebrato a cura di Enrico Monacelli e Massimo Filippi e La scommessa psichedelica a cura di Federico di Vita, il diario della pandemia di Bifo, Fenomenologia della fine, e il saggio di critica letteraria sotto forma di divulgazione scientifica scritto da Francesco Guglieri, Leggere la terra e il cielo (sempre sul tema non ho ancora letto Menti parallele di Laura Tripaldi, nei confronti dle quale nutro molte aspettative). Ho poi trovato bellissimo il saggio di Valentina Tanni Memestetica, il punto di contatto tra la storia dell’arte come la impariamo nei libri e internet. Elisa Cuter ha scritto un libro molto intelligente con Ripartire dal desiderio, riuscendo a toccare tematiche difficilissime con una lucidità rara. Interessante anche Creature di un sol giorno di Mauro Bonazzi, dedicato al rapporto tra i Greci e il mistero dell’esistenza. Infine penso che il saggio di Francesco D’Isa contenuto in Trilogia della catastrofe e dedicato alla “gestione della morte” sia una trattazione di rara lucidità di un tema importantissimo di cui non si parla mai. Tra gli straneri, sono stato contento dell’arrivo in Italia di Un appartamento su Urano di Paul B. Preciado, una bella raccolta che mostra ciò che la critica culturale dovrebbe essere – innovativa, contemporanea, penetrante. Altrettanto contento sono stato della nuova edizione de Il senso della fine di Frank Kermode per il Saggiatore.

Narrativa non pubblicata nel 2020

L’anno è iniziato con una lettura e rilettura del Ballard surrealista: tutti i racconti e la Foresta di cristallo, il migliore, il più sognante e misterioso della tetralogia. Ho poi letto Terminus radioso di Antoine Volodine, che mi ero lasciato colpevolmente sfuggire, e l’ho trovato strepitoso. Allo stesso modo ho recuperato Respiro, i racconti di Ted Chiang, che ormai reputo una sorta di Borges del terzo millennio, se Borges potesse essere paragonato a qualcuno. Ho poi scoperto Arthur Machen leggendo The Hill of Dreams: un classico dell’horror onirico britannico, un romanzo barocco e dolente.

Saggistica non pubblicata nel 2020

Due libri pubblicati in Italia alla fine del 2019 hanno aperto quest’anno: Il dono oscuro di John Hull, una meditazione sulla cecità, l’oscurità e la fede, e Le nuove melanconie di Massimo Recalcati, sequel del fondamentale L’uomo senza inconscio e lettura importante per capire le passioni tristi del presente. Altrettanto utile è Narcocapitalismo di Laurent De Sutter sul rapporto tra capitalismo, psicofarmaci e narcotici. Ho trovato molto bello il breve sagggio sulla meditazione di Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva, uno sguardo poetico sul mondo interiore nel Buddhismo. Uno dei saggi più belli letti quest’anno è stato poi Il colore del buio di Alessandro Carrera dedicato a Rothko e alla sua cappella a Austin, mentre un incontro fondamentale è stato quello con Scrittura non creativa di Kenneth Goldsmith, libro che continua un discorso che sto esplorando da anni in maniera intermittente sul rapporto tra arte e tecnica (altri esempi sono Fame di realtà di David Shields e il lavoro critico di Tom McCarthy). Ho anche letto per la prima volta Oltre il principio di piacere di Freud, un altro di quei libri che mi sembrano fondamentali per capire il presente.

Graphic novels

Come ogni anno anche nel 2020 ho letto qualche graphic novel. Ne segnalo due. Innanzitutto il “saggio grafico” Alfabeto Simenon, pubblicato quest’anno: se come me siete amanti dello scrittore belga è molto interessante esplorarne i temi, le atmosfere e imparare curiosità attraverso questo percorso tematico. Poi chi come me non è un esperto di fumetti ha sempre la possibilità di imbattersi in capolavori di cui non conosceva l’esistenza. E’ quello che mi è capitato leggendo Black Hole di Charles Burns, un racconto weird sull’adolesceza, il sesso e la mutazione dalle tinte psichedeliche – una mraviglia.

Lista completa

  • AA. VV., TINA. Storie della grande estinzione
  • AA. VV., La scommessa psichedelica
  • AA. VV., Divenire invertebrato
  • Ballard, J.G., The Crystal World
  • Ballard, J.G., The Drought
  • Barrett, D., The Sleep Committee
  • Berardi, F., Fenomenologia della fine
  • Bernhard, T., Il soccombente
  • Burroughs, Ginsberg, Le lettere dello Yage
  • Burroughs, W. S., La scrittura creativa
  • Candiani, C. L., Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione
  • Carbè, La Forgia, D’Isa, Trilogia della catastrofe
  • Carrera, A., Il colore del buio
  • Chiang, T., Respiro
  • Chiuchiù, L., Esecuzione dell’ultimo giorno
  • Coleridge, S. T., La ballata del vecchio marinaio
  • Couliano, I. P., I miti dei dualismi occidentali
  • Crary, J., 24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno
  • Cuter, E., Ripartire dal desiderio
  • Davis, E., Techgnosis
  • Demchuk, D., Madre delle ossa
  • De Sutter, L., Narcocapitalism: Life in the Age of Anaesthesia
  • Dodds, E. R., I greci e l’irrazionale
  • Falco, G., Flashover
  • Ferguson, I., Politics of the Mind: Marxism and Mental Distress
  • Freud, S., Oltre il principio di piacere
  • Goldberg, N., Writing down the bones
  • Goldsmith, K., Uncreative writing
  • Guglieri, F., Leggere la terra e il cielo
  • Haraway, H., Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto
  • Hull, J. M., Il dono oscuro
  • Jeffery, B., Anti-matter: Michel Houellebecq and Depressive Realism
  • Kang, H., The White Book
  • Labbate, O., Lo scuru
  • Laughlin, C., Communing with the Gods
  • Lipperini, L., La notte si avvicina
  • Lovecraft, H.P., Tutti i racconti
  • Machen, A., The Hill of Dreams
  • Maini, V., La mischia
  • Mazza Galanti, C., Che cosa pensavi di fare?
  • Meschiari, M., Antropocene fantastico
  • Miller, A., The Truth Will Set You Free
  • Mirabelli, E. G., Configurazione Tundra
  • Molinari, L., Le case che saremo
  • Nelli, P., Il terzo giorno
  • Nelson, M., Gli argonauti
  • Nietzsche, F., La nascita della tragedia
  • Offill, J., Tempo variabile
  • Paolin, D., Anatomia di un profeta
  • Pecoraro, F., Lo stradone
  • Petrone, M., Il progetto del reale
  • Preciado, P. B., An apartment on Uranus
  • Recalcati, M., Le nuove melanconie
  • Reza, Y., Il dio del massacro
  • Riberi, P., Pillola rossa o loggia nera?
  • Santoni, V., La scrittura non si insegna
  • Schopenhauer, A., Saggio sulla visione degli spiriti
  • Shua, B., Untold Day and Night
  • Staid, A., Dis-integrati
  • Tanni, V., Memestetica. Il settembre eterno dell’arte
  • Volodine, A., Terminus radioso
  • Wallace-Wells, D., The Uninhabitable Earth
  • Watts, A., The Book On the Taboo Against Knowing Who You Are
  • Zandomeneghi, A., Il giorno della nutria
  • Zeno, A., L’incanto del pesce luna

CdQ – narrativa straniera 2020

Questo è stato un anno particolare per molte ragioni, una di queste è che ho letto più italiani che stranieri. Soprattutto ho letto pochissima letteratura straniera contemporanea (mentre praticamente tutti gli italiani che ho letto sono usciti negli ultimi due anni). Quindi votare per queste classifiche di qualità è stato duro, il lato positivo invece è che nelle prime dieci posizioni non ho letto niente e ho un sacco da esplorare. Ho votato solo i tre libri qui sotto, finiti secondo me immeritatamente, soprattutto i due di narrativa, dopo la posizione 20. Avrei votato anche Il senso della fine di Kermode ma ero convinto fosse fuori regolamento (a quanto pare sbagliavo).

Un’intervista a Liu Cixin

Grazie a Niccolò de Mojana e a Kobo ho avuto l’opportnunità di intervistare Liu Cixin, lo scrittore di fantascienza che sta al ventunesimo secolo come Isaac Asimov stava al ventesimo, vale a dire il più innovativo, vertiginoso e massimalista tra gli scrittori di fantascienza in circolazione, nonché la penna dietro alla Trilogia dei tre corpi che nel 2022 sarà adattata per Netflix dal team dietro Game of Thrones. Da quel che so è la prima intervista in Italia.

Un’intervista e una recensione: Carlo Mazza Galanti e “Bifo” Berardi

Nel weekend sono usciti due miei articoli su libri recentemente pubblicati in Italia. Il primo è un’intervista che ho fatto per Esquire a Carlo Mazza Galanti, autore di Cosa pensavi di fare?, un librogame per precari intellettuali che tocca temi come la letteratura ipertestuale, le autobiografie potenziali e nientemeno che il destino. Il secondo è una recensione a Fenomenologia della fine di “Bifo” Berardi che parte discutendo il ruolo della theory-fiction nel nuovo panorama post-pandemico e finisce per ipotizzare che il mondo realizzato dal virus sia in fondo quello che Bifo ci raccona dagli anni Settanta. Qui sotto le copertine dei due libri.

(Aggiornamento del 18/09: qui potete sentire Edoardo Camurri che legge estratti dalla recensione a Fenomenologia della fine a Pagina 3)

La mischia di Valentina Maini

Ogni tanto mi succede questa cosa: ci sono libri che mi si piazzano davanti mentre vado per la mia strada, che solitamente è una strada ignara di gran parte di ciò che le capita attorno, e di cui mi basta leggere la sinossi per sapere che in quel libro cadrò come in una voragine. Mi capita raramente ma quando capita non c’è scampo, un po’ come le fiammelle mistiche che guidano le scelte dell’agente Cooper dopo che si è apparentemente rincoglionito per aver passato troppo tempo nella Loggia Nera. La mischia è uno di questi libri. La prima cosa a cui ho pensato leggendolo sono i quadri di Chagall, complice forse la copertina (più tardi ho aggiornato il mio immaginario artistico su Schiele). Ho pensato a Clarice Lispector, a Burroughs, al Faulkner di Mentre morivo (“mia madre è un pesce”), ho pensato a Bolaño, al Bolaño dei Detective selvaggi in cui l’arte è la grande menzogna ma anche l’unica salvezza e in cui l’identità è qualcosa di fluido e mai dato per sempre (in effetti ho pensato tantissimo a Bolaño: un giorno dovremmo parlare seriamente dell’influenza che Bolaño ha sulla letteratura italiana della mia generazione; Bolaño è stato per me un altro di quei libri-fiammella quasi vent’anni fa). A un certo punto mi sono reso conto di essere in una specie di riscrittura della Trilogia della città di K, ma una riscrittura obliqua e vertiginosa, un po’ come C di Tom McCarthy è una riscrittura di un famoso caso clinico di Freud. Ho pensato alla Nouvelle Vague, al Tempo materiale di Vasta e ai romanzi di Jennifer Egan in cui tutti sono spie e tutti hanno molti nomi, ho pensato a un album di musica ricorsiva e pischedelica, un album dei Black Angels, ad esempio, poi il romanzo ha cambiato direzione ancora due volte, l’ultima proprio all’ultima pagina, quindi la metto così: se non credete alla storia delle fiammelle mistiche pensate che certamente i riferimenti letterari stanno nella mente del lettore tanto quanto nella penna dello scrittore, o meglio che questa cosa che chiamiamo letteratura è un sistema di segnali radio che scrittori e lettori si scambiano continuamente, intercettandoli da un etere la cui origine va cercata chissà dove, ma se uno scrittore o una scrittrice vi fa pensare ai nomi elencati sopra per cinquecento pagine senza praticamente un momento di sosta vuol dire che questo scrittore o questa scrittrice stanno volando ad altezze siderali e sono portatori o portatrici di una voce letteraria fuori dal comune, che è esattamente quello che ho pensato di Valentina Maìni per tutto il libro. Quindi la morale di questo lungo post è: credete nelle fiammelle mistiche, se potete, ma quale che sia il vostro grado di fiducia nell’invisibile leggete questo bellissimo romanzo.

Segnalazioni – giugno

A giugno ho letto tanto e (cosa piuttosto rara per me) soprattutto libri pubblicati da poco. Ne segnalo quattro:

Emanuela Carbé, Jacopo La Forgia, Francesco D’Isa, Trilogia della catastrofe (Effequ)

Siccome la catastrofe non solo non passa mai di moda, ma diventa più attuale ogni giorno che passa, un libro con questo titolo avrebbe catturato la mia attenzione anche se non fosse stato pubblicato da Effequ, che sulla saggistica sta facendo un lavoro eccellente, e se tra gli autori non ci fosse il direttore dell’Indiscreto Francesco D’Isa. I tre pezzi che compongono il lavoro (dedicati al prima, al durante e al dopo la catastrofe) sono quanto più diverso l’uno dall’altro si possa immaginare: quello di Carbé è un brillante esercizio di scrittura calviniana, quello di La Forgia un interessante e ben scritto reportage sul genocidio dei comunisti indonesiani del 1965 mentre quello di D’Isa un saggio su un tema che a me sembra cruciale: quello del nostro rapporto con la morte. In particolare, il saggio di D’Isa credo meriti una lettura approfondita, perché in un’epoca segnata dalla minaccia dell’estinzione come quella attuale, continuare a distruggere il pianeta per non fare i conti con l’inevitabilità della fine è un gioco destinato, appunto, alla catastrofe. Siccome poche epoche come la nostra hanno rimosso la morte dal discorso culturale, oggi più che mai è importante riflettere sul significato che essa occupa al centro della vita e trovare un modo di gestire l’ansia meno distruttivo di quello attuale. Da quel che so, D’Isa è uno dei pochi ad aver affrontato il tema (con l’eccezione di Roy Scranton, il cui Learning to die in the Anthropocene viene citato nel testo ma per qualche ragione non è ancora stato tradotto in italiano).

Vanni Santoni, La scrittura non si insegna (minumum fax)

Sono un amante dei manuali di scrittura e ancora di più di quelli firmati dagli scrittori, proprio come sono un amante dei libri di autoaiuto (categoria che leggo con più frequenza dei saggi sulla scrittura, devo ammettere) anche perché, come scrivevo non molto tempo fa, una parte di me sta sempre cercando il set di regole segrete che trasformi questa attività faticosa e solipsistica che mi sono condannato a fare in qualcosa di semplice o, quantomeno, più immediato: la formula alchemica che tramuti l’argilla delle parole nel Golem di un romanzo. Rispetto ad altri autori di testi sulla scrittura (Stephen King o Natalie Goldberg, che pure reputo un libro fondamentale), Santoni ha il pregio di essere anche un eccellente critico o meglio, se mi si passa il linguaggio mistico, un critico “illuminato”: se volete capire cosa intendo leggetevi i suoi pezzi sui romanzi senza finale o andate a ripescarvi quella volta in cui, parlando del futuro del romanzo, disse citando Roberto Bolaño che “se i capolavori sono sequoie o orchidee, non si è tuttavia mai vista una sequoia o un’orchidea fuori da una foresta; così, anche scrivere un’opera imperfetta significa contribuire al mantenimento di quel bosco dove un giorno sboccerà una nuova orchidea”. Ecco cosa intendo per illuminato: qualcuno che guarda alla big picture. Se sopravvivete alle liste della prima parte, che sono impressionanti e un po’ spaventose (ma piuttosto accurate, per quanto io mi sia scoperto uno studente meno preparato di quanto mi sarebbe piaciuto pensare), troverete consigli che tutti coloro che scrivono seriamente dovrebbero seguire, non solo gli aspiranti.

Luca Molinari, Le case che saremo (Nottetempo)

Nella scrittura di Essere senza casa ha giocato un ruolo importante un libro pubblicato da Nottetempo nel 2016, Le case che siamo, dedicato al rapporto tra case e città. Quattro anni più tardi, Le case che saremo è un piccolo spin-off che adatta il discorso al tempo del Covid e può essere scaricato gratis dal sito dell’editore. Le case che saremo apre una porta su quegli aspetti che in Essere senza casa non sono sufficientemente approfonditi visto che il mio libro è uscito prima dello scoppio della pandemia e in qualche modo porta il discorso sul lato in ombra della casa come luogo protetto (come “tentazione del muro”, direbbe Recalcati) di fronte alle minacce dell’esterno, concludendone, credo giustamente, che la spinta alla chiusura e all’isolamento domestico provocata dal Covid è quanto di più pericoloso possa esistere. Discorso per me fondamentale e su cui non mi dilungo troppo perché spero di tornarci presto, in una forma o nell’altra.

Ade Zeno, L’incanto del pesce luna (Bollati Boringhieri)

Oggi è la prima giornata del Campiello e tra i finalisti sono stato contento (e anche un po’ sorpreso) di trovare questa bella fiaba dell’orrore. Il fun fact sull’argomento è che io e Zeno abbiamo condiviso lo stesso spazio autogestito all’università di Torino per quasi dieci anni durante i quali ci saremo scambiati sì e no dieci parole, vedendoci in certi periodi quasi tutti i giorni e collaborando a progetti culturali; e siccome internet è una (psico)geografia alternativa sovrapposta a quella fisica, il suo lavoro è sempre stato più lontano dai miei radar rispetto a quello di autori che abitavano a migliaia di chilometri di distanza e che non avrei mai conosciuto personalmente. Circostanza di cui mi dispiaccio, perché L’incanto del pesce luna merita la candidatura al (vero) premio più importante d’Italia. La sorpresa deriva dal fatto che è un romanzo cupo, dalle tinte scurissime, che mi ha fatto pensare a quel bell’articolo di Franco Pezzini sul gotico torinese uscito su Carmilla qualche tempo fa. Dentro ci ho trovato Bolaño e Wilcock, ma anche Ligotti, Houellebecq e Giorgio De Maria.