Il capolavoro di J. A. Baker

[Immagine: Wikimedia Commons]

Chelmsford, il capoluogo della contea dell’Essex, è una città di poco più di centomila abitanti a nord-est di Londra. Un tempo era un centro industriale importante, quando alla fine dell’Ottocento Guglielmo Marconi vi aveva stabilito la sua Marconi Company. Oggi, come tutta la contea, nell’immaginario popolare inglese è diventato simbolo di cattivo gusto e scarsa cultura, uno stereotipo sfruttato da uno show televisivo come The Only Way is Essex. L’area non possiede molti punti di interesse naturalistico, e il turismo nella zona è praticamente inesistente. Tuttavia a sud e a est di Chelmsford si dirama il cosiddetto estuario del grande Tamigi, il complesso sistema di corsi d’acqua minori, paludi e aree coltivate attraverso i quali il principale fiume britannico e i suoi emissari raggiungono il Mare del Nord. Questa, che un tempo era la porta di Londra al commercio con il mondo, oggi è un luogo dal “potere inquietante”, come ha scritto lo Spectator recensendo il recente libro di Rachel Lichtenstein dedicato appunto alla storia e alla cultura dell’estuario. Esattamente cinquant’anni fa, in questo luogo è stato scritto uno dei libri di saggistica naturalistica più sconcertanti del Novecento, il capostipite del moderno nature writing britannicoIl falco pellegrino di John Alec Baker.

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