La scommessa psichedelica

Per Doppiozero ho scritto una recensione di / una confessione a partire da La scommessa psichedelica, la raccolta di saggi sul rinascimento psichedelico curata da Federico di Vita. Nell’articolo provo a spiegare perché la scommessa di cui parlano questi saggi non è solo una questione per chi cerca vie d’uscita alla depressione o per gli antiproibizionisti ma ci riguarda tutti. Grazie a Dario De Marco che ha letto il testo dall’altra parte dello specchio e mi ha permesso di capire se anche da quel punto d’osservazione aveva senso

Maestri di Edoardo Camurri

Ieri mentre guardavo Valentina Tanni ospite di Edoardo Camurri su Rai3 pensavo questo. Una delle cose che non hanno smesso di stupirmi nonostante siano ormai praticamente otto anni che vivo in UK è la qualità dei prodotti della BBC, il fatto che una rete statale abbia il coraggio di produrre, per dire, show come I May Destroy You o l’ultima e abbastanza sconvolgente serie di Lena Dunham, Industry, ma anche la (relativa, ma per gli standard italiani sconvolgente) trasparenza dell’informazione, i documentari, la varietà del palinsesto radio eccetera. E questo nonostante sappia che alla BBC non sono tutte rose e fiori e nonostante abbia letto Mark Fisher che si lamenta fino alla nausea di come sia diventata un’istituzione conservatrice che ammicca al neoliberismo invece che dedicarsi a realizzare show weird che aprono la mente come negi anni Settanta. A Fisher vorrei dire, hey, io vengo da un paese dove la rete pubblica è manipolata dalla politica e il massimo coraggio che ha è quello di produrre Suburra! Il che è un’esagerazione, lo so, ma è anche tendenzialmente vero, perché in Italia c’è questo sospetto nei confronti del nuovo per cui un ambiente più è istituzionalizzato meno è dinamico e al passo con i tempi, così che all’università la storia della letteratura italiana si ferma a Pavese, per dire. E’ tendenzialmente vero senonché poi ci sono programmi come Maestri che – lo dicevo anche ieri a Valentina – sono incredibili, nel senso che è incredibile pensare vengano trasmessi sulla rete pubblica italiana nel 2020, è incredibile pensare che si possa ancora utilizzare la televisione per fare qulcosa che non sia un reality show di cuochi o qualche carrozzone nazionalpopolare tipo Sanremo, ma soprattutto è incredibile che si possa parlare in TV di Lovecraft e antiumanismo, Aby Warburg e meme, Giordano Bruno e alchimia, algoritmi e psichedelici, insomma di tutti i discorsi che si fanno qui nella cosiddetta bolla ma in una maniera non autocompiaciuta e comprensibile a tutti. Programmi che sembrano il risultato di un collasso spaziotemporale, usciti da un’epoca in cui lo scopo principale della TV era quello di rendere le persone migliori. A me l’esistenza stessa di un programma come Maestri sembra un buon segno. Anche perché in quest’epoca in cui si parla tanto di pillole che cambiano la mente (se vi interessa il tema sintonizzatevi domani su questi schermi) ci si dimentica con una facilità disarmante del fatto che l’educazione, culturale ma anche emotiva e psicologica, è la pillola più potente di tutte e che non c’è forma di pessimismo peggiore per uno stato del fatto di convincersi che i suoi cittadini non possono cambiare in meglio.

His House di Remi Weekes

His House di Remi Weekes (2020) è il perfetto film sull’essere senza casa, parrebbe uscito paro paro dal libro o quantomeno avrebbe dovuto esserci dentro. C’è tutto: casa come luogo del trauma, fantasmi della migrazione, senso di spaesamento (“I survived by belonging nowhere”, dice la protagonista), e l’immancabile orrore. Ovviamente è britannico, ennesima dimostrazione che questo paese è più ossessionato degli altri dalla casa e dalla sua assenza.

Nella gabbia di Skinner: social media, pessimismo e falso Sé

Oggi su L’Indiscreto parlo di un argomento che mi sta a cuore partendo da un film problematico ma meno brutto di quanto si sia detto, The Social Dilemma. Guardando il documentario ho pensato a come quando usiamo molte delle più comuni tecnologie stiamo tacitamente acconsentendo a un’idea di essere umano riduttiva se non proprio pessimistica. E come se non bastasse stiamo perdendo la capacità di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è utile. L’articolo parla di gabbie di Skinner, comportamentismo, Jaron Lanier, cibernetica, zombie filosofici, narcisismo, falso Sé.

Scrivere un altro mondo

Da qualche mese seguo con attenzione il lavoro di Matteo Meschiari, soprattuto quello relativo alla scrittura, così ho proposto a Doppiozero di recensire il suo Antropocene fantastico, da poco pubblicato. Lo stavo facendo quando tra le mani mi sono passati altri due libri, Divenire invertebrato (curato da Enrico Monacelli e Massimo Filippi) e, brevemente prima che fosse tempo di consegnare la recensione, TINA – Storie della grande estinzione (curato da Meschiari e Antonio Vena). Così la mia recensione è diventata un essere mutante, che evolveva man mano che leggevo questi libri, e si è trasformata in un breve saggio sullo “scrivere un altro mondo” che mescola un po’ tutto, libri, idee e generi. Si tratta di un pezzo un po’ delirante, come mi ha detto il povero redattore di Doppiozero che mi ha in carico, l’ho anche scritto con qualche linea di febbre, forse per il Covid o forse no, non si sa perché in questo paese non fanno i tamponi e comunque potrebbe essere anche autofiction. Rimane che ho cercato di parlare di tre libri importanti, ciascuno a modo suo, e spero che questo articolo sia anche l’occasione per parlare di tre piccole case editrici, Aguaplano Libri, Ombre Corte e Armillaria, che stanno facendo un ottimo lavoro per cercare di definire la letteratura di domani.

“I May Destroy You” ribalta tutto

Sono contento che Link – Idee per la TV mi abbia dato l’opportunità di scrivere di quella che per me è senza dubbio la serie TV dell’anno, capace di stravolgere il modo in cui parliamo di questioni importanti come il genere o il clima per arrivare a dire che il presente è una dissonanza cognitiva e noi che lo abitiamo siamo nebulose di senso prive di un centro che possa essere chiamato “io”: I May Destroy You di Michaela Coel spinge un po’ più in là i paletti dello storytelling contemporaneo. Provo a spiegare perché.

Un’intervista e una recensione: Carlo Mazza Galanti e “Bifo” Berardi

Nel weekend sono usciti due miei articoli su libri recentemente pubblicati in Italia. Il primo è un’intervista che ho fatto per Esquire a Carlo Mazza Galanti, autore di Cosa pensavi di fare?, un librogame per precari intellettuali che tocca temi come la letteratura ipertestuale, le autobiografie potenziali e nientemeno che il destino. Il secondo è una recensione a Fenomenologia della fine di “Bifo” Berardi che parte discutendo il ruolo della theory-fiction nel nuovo panorama post-pandemico e finisce per ipotizzare che il mondo realizzato dal virus sia in fondo quello che Bifo ci raccona dagli anni Settanta. Qui sotto le copertine dei due libri.

(Aggiornamento del 18/09: qui potete sentire Edoardo Camurri che legge estratti dalla recensione a Fenomenologia della fine a Pagina 3)

Radio Festivaletteratura di Mantova

Quest’anno il Festivaletteratura di Mantova si fa tutto in radio. Tra gli invitati ci sono anch’io che oggi (giovedì 10) parlo con Martina Tazzioli di “confinamento” nell’ambito del bel programma “Sintomatiche Parole” organizzato e condotto da Lorenzo Alunni. Potete ascoltarci in radio oppure, se siete a Mantova, in Piazza Alberti o nelle biblioteche dell’area citadina.

Aggiornamento del 14/09: ora tutti i podcast di “sintomatiche parole” si possono riascoltare su questa pagina.