Essere senza casa su Rumore

Quando avevo vent’anni abitavo in un appartamento davanti alla vecchia sede dell’Hiroshima Mon Amour, facevo la spesa solo al Lidl e ascoltavo quasi solo ciò che all’epoca si chiamava indie rock, Strokes, Bloc Party e via via giù nell’indie nei meandri di Myspace. Scrivevo anche racconti che venivano pubblicati su riviste come Catrame, Frenulo a Mano, Toilet, Eleanor Rigby. Una decina di questi li avevo raccolti in un file che avevo intitolato “Generazione Rumore” da un brandello di conversazione carpito alla Piola di Alfredo (qualcuno che diceva “noi siamo la generazione Rumore” parlando di riviste musicali). Per qualche ragione non ho mai cercato un editore per quella raccolta, chissà perché. Ad ogni modo lo sconosciuto aveva ragione: all’epoca tutti i miei amici avevano una band e tutti, indistintamente, sognavano di essere recensiti su Rumore, tutti tranne me, ovviamente, perché io non suonavo. Qualcuno degli amici del mio gruppo sarebbe stato recensito su Rumore, la maggioranza no, certo all’epoca non avrei potuto immaginare che su Rumore sarebbe finito un mio libro: quindi grazie a Daniele Ferriero che ha un po’ hauntologicamente realizzato il sogno inespresso del ragazzo che ero, paragonando Essere senza casa a Giano Bifronte (ottima immagine) e valutandolo con un bel 77/100, come l’anno in cui è finito il futuro.

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