Essere senza casa su RSI

Un libro è come un virus, una volta che lo metti in circolazione non sai mai quanto potrà mutare e con che modalità si diffonderà nel mondo. Questa settimana il programma Diderot che va in onda sulla Radio Televisione Svizzera (RSI) ha deciso di dedicare cinque puntate a Essere senza casa, ogni puntata una breve intervista a proposito di alcuni temi del libro:

  • Nella prima ci sono io che introduco Essere senza casa
  • Nella seconda l’ospite è il sociologo Giovanni Semi
  • Nella terza il futurologo Roberto Paura
  • Nella quarta Massimo Bisacca
  • Nella quinta chiudo di nuovo io

Grazie a Enrico Bianda e Daniel Bilenko per la bellissima iniziativa.

Essere senza casa su Blow Up

Su Blow Up di dicembre Fabio Donalisio recensisce Essere senza casa:

Procede affabulando, Didino, seguendo la traccia ma non la rigorosa scansione di un saggio; discorre, interroga, pone questioni e abbozza ipotesi (a volte l’ombra di una tesi). Va a zonzo in un insondabile davvero troppo esteso per essere racchiuso in un unico sguardo […], costruisce per accumulazione di frammenti.

Essere senza casa all’Università di Torino

Domani 25 novembre alle 15 italiane torno virtualmente a Palazzo Nuovo ospite di Maurizio Vivarelli e del suo Corso di Laurea in Scienze del libro per un seminario che verterà intorno a Essere senza casa, a come nasce un libro e a come si racconta la complessità del presente. Ne parlo insieme a Giorgio Gianotto, che nella pubblicazione di Essere senza casa ha messo lo zampino, e agli studenti del corso. Il seminario, via Webex, è aperto al pubblico.

Invece qui potete vedere una breve intervista che mi ha fatto Viola Marchese in preparazione del seminario: si parla di micronarrazioni e di tecnologie dello storytelling in competizione tra loro.

His House di Remi Weekes

His House di Remi Weekes (2020) è il perfetto film sull’essere senza casa, parrebbe uscito paro paro dal libro o quantomeno avrebbe dovuto esserci dentro. C’è tutto: casa come luogo del trauma, fantasmi della migrazione, senso di spaesamento (“I survived by belonging nowhere”, dice la protagonista), e l’immancabile orrore. Ovviamente è britannico, ennesima dimostrazione che questo paese è più ossessionato degli altri dalla casa e dalla sua assenza.