Red Pill di Hari Kunzru

Ho sentimenti contrastanti riguardo a Red Pill di Hari Kunzru. Da un lato con un titolo del genere ti stai candidando all’occasione persa dell’anno , inoltre un romanzo angloamericano che parla di uno scrittore che vive a Manhattan con una bella moglie e una bella figlia e parte per una residenza letteraria per quel che mi riguarda sta mettendo premesse terribili. Dall’altro è quel genere di romanzo/saggio che adoro (quel genere che sta al polo più commercialmente spendibile della theory-fiction), tocca il tema da una prospettiva personale e finisce per mettere in discussione proprio le premesse di cui sopra:

Up until now there have been two tracks or timelines: the one that Rei and […] our friends live on, in which the future is predictable, a steady progression in which we are gradually turning into our own mothers and fathers […]. Then there’s the second track, the occult track on which all this normality is a paper screen over something bloody and atavistic that is rising up out of history to meet us.

L’idea che la pillola rossa sia in fondo una pillola nera è interessante, ma opinabile; Anton è un personaggio ballardiano forse un po’ fuori contesto. Ma il romanzo ha una struttura insolita, fatta di divergenze e accelerazioni improvvise ed è scritto bene. È anche molto stratificato: non tutto è riuscito, né torna come dovrrebbe, ma non è nemmeno superficiale.

Curioso di scoprire se il Saggiatore (editore italiano degli altri libri di Kunzru) alla fine lo porterà in Italia.

Essere senza casa su RSI

Un libro è come un virus, una volta che lo metti in circolazione non sai mai quanto potrà mutare e con che modalità si diffonderà nel mondo. Questa settimana il programma Diderot che va in onda sulla Radio Televisione Svizzera (RSI) ha deciso di dedicare cinque puntate a Essere senza casa, ogni puntata una breve intervista a proposito di alcuni temi del libro:

  • Nella prima ci sono io che introduco Essere senza casa
  • Nella seconda l’ospite è il sociologo Giovanni Semi
  • Nella terza il futurologo Roberto Paura
  • Nella quarta Massimo Bisacca
  • Nella quinta chiudo di nuovo io

Grazie a Enrico Bianda e Daniel Bilenko per la bellissima iniziativa.

Libri 2020

Quest’anno strano è successa una cosa altrettanto strana e cioè che ho letto più italiani che stranieri, specialmente italiani pubblicati nel 2020. Inoltre, e questo è meno strano, più saggistica che narrativa e molti dei miei libri dell’anno sono stati scritti da donne. Qui di seguito un riassunto.

Narrativa del 2020

Ho già detto e ribadito che il mio romanzo dell’anno è La mischia di Valentina Maini: poche volte mi sono imbatutto in un esordio di tale potenza. Ho apprezzato molto anche La notte si avvicina di Loredana Lipperini, un libro sulla fine delle cose, la maternità come stregoneria e le profezie che si autoavverano. Sempre tra gli italiani ho trovato interessante Esecuzione dell’ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù, novella che si inserisce in un filone di letteratura italiana recente che sta diventando una specie di sottogenere, quello dell’io allucinato alla ricerca di assoluto (altri due esempi: Cometa di Gregorio Magini e Il giorno della nutria di Andrea Zandomeneghi). Tra gli stranieri sono rimasto molto colpito da Madre delle ossa di David Demchuck, una sorta di Antologia di Spoon River dell’Europa dell’Est che si situa al crocevia esatto tra weird fiction, folk horror e fiaba. Letto l’anno scorso ma arrivato in Italia quest’anno Gli ultimi giorni della Nuova Parigi di China Miéville, libro piuttosto estremo anche per gli standard dello scrittore londinese che mostra bene il collegamento tra New Weird e surrealismo, una delle mie ossessioni.

Saggistica del 2020

Quest’anno è diventato chiaro come, di fronte a un panorama in cui capitano eventi inauditi, abbiamo bisogno di categorie nuove. Vanno in questa direzione alcuni dei saggi più belli che ho letto quest’anno: il pamphlet Antropocene fantastico di Matteo Meschiari, le raccolte Divenire invertebrato a cura di Enrico Monacelli e Massimo Filippi e La scommessa psichedelica a cura di Federico di Vita, il diario della pandemia di Bifo, Fenomenologia della fine, e il saggio di critica letteraria sotto forma di divulgazione scientifica scritto da Francesco Guglieri, Leggere la terra e il cielo (sempre sul tema non ho ancora letto Menti parallele di Laura Tripaldi, nei confronti dle quale nutro molte aspettative). Ho poi trovato bellissimo il saggio di Valentina Tanni Memestetica, il punto di contatto tra la storia dell’arte come la impariamo nei libri e internet. Elisa Cuter ha scritto un libro molto intelligente con Ripartire dal desiderio, riuscendo a toccare tematiche difficilissime con una lucidità rara. Interessante anche Creature di un sol giorno di Mauro Bonazzi, dedicato al rapporto tra i Greci e il mistero dell’esistenza. Infine penso che il saggio di Francesco D’Isa contenuto in Trilogia della catastrofe e dedicato alla “gestione della morte” sia una trattazione di rara lucidità di un tema importantissimo di cui non si parla mai. Tra gli straneri, sono stato contento dell’arrivo in Italia di Un appartamento su Urano di Paul B. Preciado, una bella raccolta che mostra ciò che la critica culturale dovrebbe essere – innovativa, contemporanea, penetrante. Altrettanto contento sono stato della nuova edizione de Il senso della fine di Frank Kermode per il Saggiatore.

Narrativa non pubblicata nel 2020

L’anno è iniziato con una lettura e rilettura del Ballard surrealista: tutti i racconti e la Foresta di cristallo, il migliore, il più sognante e misterioso della tetralogia. Ho poi letto Terminus radioso di Antoine Volodine, che mi ero lasciato colpevolmente sfuggire, e l’ho trovato strepitoso. Allo stesso modo ho recuperato Respiro, i racconti di Ted Chiang, che ormai reputo una sorta di Borges del terzo millennio, se Borges potesse essere paragonato a qualcuno. Ho poi scoperto Arthur Machen leggendo The Hill of Dreams: un classico dell’horror onirico britannico, un romanzo barocco e dolente.

Saggistica non pubblicata nel 2020

Due libri pubblicati in Italia alla fine del 2019 hanno aperto quest’anno: Il dono oscuro di John Hull, una meditazione sulla cecità, l’oscurità e la fede, e Le nuove melanconie di Massimo Recalcati, sequel del fondamentale L’uomo senza inconscio e lettura importante per capire le passioni tristi del presente. Altrettanto utile è Narcocapitalismo di Laurent De Sutter sul rapporto tra capitalismo, psicofarmaci e narcotici. Ho trovato molto bello il breve sagggio sulla meditazione di Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva, uno sguardo poetico sul mondo interiore nel Buddhismo. Uno dei saggi più belli letti quest’anno è stato poi Il colore del buio di Alessandro Carrera dedicato a Rothko e alla sua cappella a Austin, mentre un incontro fondamentale è stato quello con Scrittura non creativa di Kenneth Goldsmith, libro che continua un discorso che sto esplorando da anni in maniera intermittente sul rapporto tra arte e tecnica (altri esempi sono Fame di realtà di David Shields e il lavoro critico di Tom McCarthy). Ho anche letto per la prima volta Oltre il principio di piacere di Freud, un altro di quei libri che mi sembrano fondamentali per capire il presente.

Graphic novels

Come ogni anno anche nel 2020 ho letto qualche graphic novel. Ne segnalo due. Innanzitutto il “saggio grafico” Alfabeto Simenon, pubblicato quest’anno: se come me siete amanti dello scrittore belga è molto interessante esplorarne i temi, le atmosfere e imparare curiosità attraverso questo percorso tematico. Poi chi come me non è un esperto di fumetti ha sempre la possibilità di imbattersi in capolavori di cui non conosceva l’esistenza. E’ quello che mi è capitato leggendo Black Hole di Charles Burns, un racconto weird sull’adolesceza, il sesso e la mutazione dalle tinte psichedeliche – una mraviglia.

Lista completa

  • AA. VV., TINA. Storie della grande estinzione
  • AA. VV., La scommessa psichedelica
  • AA. VV., Divenire invertebrato
  • Ballard, J.G., The Crystal World
  • Ballard, J.G., The Drought
  • Barrett, D., The Sleep Committee
  • Berardi, F., Fenomenologia della fine
  • Bernhard, T., Il soccombente
  • Burroughs, Ginsberg, Le lettere dello Yage
  • Burroughs, W. S., La scrittura creativa
  • Candiani, C. L., Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione
  • Carbè, La Forgia, D’Isa, Trilogia della catastrofe
  • Carrera, A., Il colore del buio
  • Chiang, T., Respiro
  • Chiuchiù, L., Esecuzione dell’ultimo giorno
  • Coleridge, S. T., La ballata del vecchio marinaio
  • Couliano, I. P., I miti dei dualismi occidentali
  • Crary, J., 24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno
  • Cuter, E., Ripartire dal desiderio
  • Davis, E., Techgnosis
  • Demchuk, D., Madre delle ossa
  • De Sutter, L., Narcocapitalism: Life in the Age of Anaesthesia
  • Dodds, E. R., I greci e l’irrazionale
  • Falco, G., Flashover
  • Ferguson, I., Politics of the Mind: Marxism and Mental Distress
  • Freud, S., Oltre il principio di piacere
  • Goldberg, N., Writing down the bones
  • Goldsmith, K., Uncreative writing
  • Guglieri, F., Leggere la terra e il cielo
  • Haraway, H., Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto
  • Hull, J. M., Il dono oscuro
  • Jeffery, B., Anti-matter: Michel Houellebecq and Depressive Realism
  • Kang, H., The White Book
  • Labbate, O., Lo scuru
  • Laughlin, C., Communing with the Gods
  • Lipperini, L., La notte si avvicina
  • Lovecraft, H.P., Tutti i racconti
  • Machen, A., The Hill of Dreams
  • Maini, V., La mischia
  • Mazza Galanti, C., Che cosa pensavi di fare?
  • Meschiari, M., Antropocene fantastico
  • Miller, A., The Truth Will Set You Free
  • Mirabelli, E. G., Configurazione Tundra
  • Molinari, L., Le case che saremo
  • Nelli, P., Il terzo giorno
  • Nelson, M., Gli argonauti
  • Nietzsche, F., La nascita della tragedia
  • Offill, J., Tempo variabile
  • Paolin, D., Anatomia di un profeta
  • Pecoraro, F., Lo stradone
  • Petrone, M., Il progetto del reale
  • Preciado, P. B., An apartment on Uranus
  • Recalcati, M., Le nuove melanconie
  • Reza, Y., Il dio del massacro
  • Riberi, P., Pillola rossa o loggia nera?
  • Santoni, V., La scrittura non si insegna
  • Schopenhauer, A., Saggio sulla visione degli spiriti
  • Shua, B., Untold Day and Night
  • Staid, A., Dis-integrati
  • Tanni, V., Memestetica. Il settembre eterno dell’arte
  • Volodine, A., Terminus radioso
  • Wallace-Wells, D., The Uninhabitable Earth
  • Watts, A., The Book On the Taboo Against Knowing Who You Are
  • Zandomeneghi, A., Il giorno della nutria
  • Zeno, A., L’incanto del pesce luna

La scommessa psichedelica

Per Doppiozero ho scritto una recensione di / una confessione a partire da La scommessa psichedelica, la raccolta di saggi sul rinascimento psichedelico curata da Federico di Vita. Nell’articolo provo a spiegare perché la scommessa di cui parlano questi saggi non è solo una questione per chi cerca vie d’uscita alla depressione o per gli antiproibizionisti ma ci riguarda tutti. Grazie a Dario De Marco che ha letto il testo dall’altra parte dello specchio e mi ha permesso di capire se anche da quel punto d’osservazione aveva senso

Maestri di Edoardo Camurri

Ieri mentre guardavo Valentina Tanni ospite di Edoardo Camurri su Rai3 pensavo questo. Una delle cose che non hanno smesso di stupirmi nonostante siano ormai praticamente otto anni che vivo in UK è la qualità dei prodotti della BBC, il fatto che una rete statale abbia il coraggio di produrre, per dire, show come I May Destroy You o l’ultima e abbastanza sconvolgente serie di Lena Dunham, Industry, ma anche la (relativa, ma per gli standard italiani sconvolgente) trasparenza dell’informazione, i documentari, la varietà del palinsesto radio eccetera. E questo nonostante sappia che alla BBC non sono tutte rose e fiori e nonostante abbia letto Mark Fisher che si lamenta fino alla nausea di come sia diventata un’istituzione conservatrice che ammicca al neoliberismo invece che dedicarsi a realizzare show weird che aprono la mente come negi anni Settanta. A Fisher vorrei dire, hey, io vengo da un paese dove la rete pubblica è manipolata dalla politica e il massimo coraggio che ha è quello di produrre Suburra! Il che è un’esagerazione, lo so, ma è anche tendenzialmente vero, perché in Italia c’è questo sospetto nei confronti del nuovo per cui un ambiente più è istituzionalizzato meno è dinamico e al passo con i tempi, così che all’università la storia della letteratura italiana si ferma a Pavese, per dire. E’ tendenzialmente vero senonché poi ci sono programmi come Maestri che – lo dicevo anche ieri a Valentina – sono incredibili, nel senso che è incredibile pensare vengano trasmessi sulla rete pubblica italiana nel 2020, è incredibile pensare che si possa ancora utilizzare la televisione per fare qulcosa che non sia un reality show di cuochi o qualche carrozzone nazionalpopolare tipo Sanremo, ma soprattutto è incredibile che si possa parlare in TV di Lovecraft e antiumanismo, Aby Warburg e meme, Giordano Bruno e alchimia, algoritmi e psichedelici, insomma di tutti i discorsi che si fanno qui nella cosiddetta bolla ma in una maniera non autocompiaciuta e comprensibile a tutti. Programmi che sembrano il risultato di un collasso spaziotemporale, usciti da un’epoca in cui lo scopo principale della TV era quello di rendere le persone migliori. A me l’esistenza stessa di un programma come Maestri sembra un buon segno. Anche perché in quest’epoca in cui si parla tanto di pillole che cambiano la mente (se vi interessa il tema sintonizzatevi domani su questi schermi) ci si dimentica con una facilità disarmante del fatto che l’educazione, culturale ma anche emotiva e psicologica, è la pillola più potente di tutte e che non c’è forma di pessimismo peggiore per uno stato del fatto di convincersi che i suoi cittadini non possono cambiare in meglio.