Amatka di Karin Tidbeck

Safarà Editore ha da poco pubblicato in Italia Amatka di Karin Tidbeck, una delle scrittrici selezionate da Jeff VanderMeer per l’antologia Le visionarie. Il libro oscilla tra weirdness e surrealismo, e si tratta di un buon esordio con bellissime atmosfere e un finale – purtroppo – un po’ deludente. Ne ho scritto per Il Tascabile.

Gli iperoggetti spiegati in due romanzi: Jeff VanderMeer e Kim Stanley Robinson

Oggi su Prismo c’è un mio articolo dedicato agli iperoggetti: ne parlo attraverso due romanzi, il solito VanderMeer e Aurora di Kim Stanley Robinson. Quest’ultimo – non ancora tradotto in Italia – contiene tra le altre cose questo bell’adattamento di una famosa poesia di Constantine Cavafy:

There’s no world, my friend, no
New seas, no other planets, nowhere to flee –
You’re tied in a knot you can never undo
When you realize Earth is a starship too 

Per capire come mai la narrativa del global warming è tanto importante al giorno d’oggi e come mai non possiamo fare altro che arrenderci, come dice la t-shirt di Timothy Morton nell’immagine qui sopra.

Monsters come in many forms

Si parlerà di 10 Cloverfield Lane per tanti motivi – l’uso riuscito del colpo di scena, il rapporto con il film del 2008, la solita mano di Abrams in tutto quello che tocca. A me ha colpito questo (attenzione, spoiler!): il fatto che John Goodwin sia psicotico e al contempo abbia ragione riguardo allo stato della realtà ha una certa rilevanza culturale. In primo luogo perché, se 10 Cloverfield Lane è un film sulla fabbricazione narrativa del reale, allora il suo senso ultimo è che non c’è più distanza tra la realtà e la sua narrazione: l’opposto di quello che capitava in The Village (quello dichiaratamente un film sulla produzione narrativa del reale per fini politici, oltre che una bellissima metafora psicologica) dove al di fuori della foresta c’era la vita di tutti i giorni. E poi perché ha un corollario inquietante: anche se riesci a scappare dal bunker ti troverai in un bunker più grande dal quale non si può scappare – grande quanto la Terra intera, in effetti. Qui i riferimenti si sprecano, dall’Area X che fuoriesce dai propri confini e ingloba tutto il mondo all’assenza di un altrove nella filosofia di Timothy Morton. Nelle forme più disparate (in 10 Cloverfield Lane con il solito remix vintage semiserio) l’arte di questi anni sembra riflettere su questo punto ancora e ancora.