CdQ – narrativa straniera 2020

Questo è stato un anno particolare per molte ragioni, una di queste è che ho letto più italiani che stranieri. Soprattutto ho letto pochissima letteratura straniera contemporanea (mentre praticamente tutti gli italiani che ho letto sono usciti negli ultimi due anni). Quindi votare per queste classifiche di qualità è stato duro, il lato positivo invece è che nelle prime dieci posizioni non ho letto niente e ho un sacco da esplorare. Ho votato solo i tre libri qui sotto, finiti secondo me immeritatamente, soprattutto i due di narrativa, dopo la posizione 20. Avrei votato anche Il senso della fine di Kermode ma ero convinto fosse fuori regolamento (a quanto pare sbagliavo).

Il senso della fine

Sono dovuto arrivare a trentuno anni prima di leggere Frank Kermode e questo dovrebbe bastare a decretare il fallimento dell’università italiana, ma siccome per fortuna l’università è una e il mondo è molteplice, e la prima è limitata mentre il secondo non lo è, e la prima è un modello davvero astratto e parziale del secondo, per tutte queste ragioni la curiosità intellettuale mi ha portato laddove non hanno potuto i piani di studio del Ministero e le mode culturali in voga tra gli accademici: cioè a leggere Il senso della fine, il seminale lavoro di Frank Kermode pubblicato per la prima volta nel 1967 e che, come proverò a dimostrare nel corso di questo articolo, dice qualcosa di fondamentale sulle narrazioni contemporanee.

Kermode basic
Quella descritta sopra è una delle tante maniere possibili per raccontare la mia scoperta di Kermode. È una maniera narrativa: prevede un inizio (la mia ignoranza di ventenne che si attiene ai testi suggeriti nella Guida Dello Studente) e una fine (la lettura dei saggi di Kermode e la conclusione che essi siano in qualche modo importanti nella definizione della fiction contemporanea). È una versione che conferisce senso alla mia scoperta, delinea una progressione, inserisce la lettura del libro e la scrittura di questo articolo e persino voi che lo state leggendo in un orizzonte temporale dotato di significato. Ovviamente però non è l’unica, come potrebbe confermarvi qualsiasi entità non-umana se solo potesse parlare – diciamo la lampada che sta sulla vostra scrivania. Molto probabilmente dal punto di vista della lampada le cose sono andate come segue: in un punto indefinito del tempo (chiamiamolo X) io ho aperto un libro, l’ho osservato intensamente per una certa durata (chiamiamola Y) e l’ho posato. Inquietante, soprattutto se pensate che la lampada ha lo stesso sguardo sulla vostra vita: in un momento X siete nati, in un momento Y morirete.

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