La strada perduta per lo spazio interiore

Riferendosi alla New Wave della fantascienza di cui sarebbe diventato uno dei principali esponenti, nel 1962 J.G. Ballard scrisse che “è lo spazio interiore, e non quello esteriore, che deve essere esplorato”. Quasi sessant’anni dopo, però, la nostra cultura estroversa sembra aver invertito la tendenza, proiettando all’esterno le apocalissi interiori.

Comincio la collaborazione con L’Indiscreto con un articolo che, partendo da Ballardismo applicato di Simon Sellars, racconta il Ballard surrealista degli anni 60 e si chiede che fine abbia fatto l’inner space in un mondo in cui il concetto di inconscio viene visto con sospetto o esternalizzato e allontanato da sé.

È un articolo a cui tengo, perché tocca tanti temi a cui sono affezionato (Ballard, il surrealismo, Breve storia dell’inconscio di Frank Tallis, la weird fiction) e anche perché è illustrato con i bellissimi dipinti di Delvaux, talvolta fotomontati per includere lo stesso Ballard, come quello qui sopra.

 

Museum of Neoliberalism

Per Esquire sono andato a fare un giro al Museum of Neoliberalism, l’installazione dell’artista Darren Cullen aperta nel mio quartiere molto laburista a sostegno della campagna laburista alle elezioni del 12 dicembre (che sappiamo com’è andata a finire). Mi sono chiesto se museificare il capitalismo abbia senso e ho finito per rispondere con una riflessione sul corbynismo, l’hauntologia e la fine del mondo: riassunto, sebbene l’idea sia abbastanza didascalica e meno sovversiva di altri lavori di Cullen, trasformare il capitalismo in un oggetto da museo, e dunque in qualcosa già appartenente al passato, raggiunge l’effetto di mostrarcelo come qualcosa di non inevitabile e che può essere cambiato. Trovate l’articolo qui.