Maestri di Edoardo Camurri

Ieri mentre guardavo Valentina Tanni ospite di Edoardo Camurri su Rai3 pensavo questo. Una delle cose che non hanno smesso di stupirmi nonostante siano ormai praticamente otto anni che vivo in UK è la qualità dei prodotti della BBC, il fatto che una rete statale abbia il coraggio di produrre, per dire, show come I May Destroy You o l’ultima e abbastanza sconvolgente serie di Lena Dunham, Industry, ma anche la (relativa, ma per gli standard italiani sconvolgente) trasparenza dell’informazione, i documentari, la varietà del palinsesto radio eccetera. E questo nonostante sappia che alla BBC non sono tutte rose e fiori e nonostante abbia letto Mark Fisher che si lamenta fino alla nausea di come sia diventata un’istituzione conservatrice che ammicca al neoliberismo invece che dedicarsi a realizzare show weird che aprono la mente come negi anni Settanta. A Fisher vorrei dire, hey, io vengo da un paese dove la rete pubblica è manipolata dalla politica e il massimo coraggio che ha è quello di produrre Suburra! Il che è un’esagerazione, lo so, ma è anche tendenzialmente vero, perché in Italia c’è questo sospetto nei confronti del nuovo per cui un ambiente più è istituzionalizzato meno è dinamico e al passo con i tempi, così che all’università la storia della letteratura italiana si ferma a Pavese, per dire. E’ tendenzialmente vero senonché poi ci sono programmi come Maestri che – lo dicevo anche ieri a Valentina – sono incredibili, nel senso che è incredibile pensare vengano trasmessi sulla rete pubblica italiana nel 2020, è incredibile pensare che si possa ancora utilizzare la televisione per fare qulcosa che non sia un reality show di cuochi o qualche carrozzone nazionalpopolare tipo Sanremo, ma soprattutto è incredibile che si possa parlare in TV di Lovecraft e antiumanismo, Aby Warburg e meme, Giordano Bruno e alchimia, algoritmi e psichedelici, insomma di tutti i discorsi che si fanno qui nella cosiddetta bolla ma in una maniera non autocompiaciuta e comprensibile a tutti. Programmi che sembrano il risultato di un collasso spaziotemporale, usciti da un’epoca in cui lo scopo principale della TV era quello di rendere le persone migliori. A me l’esistenza stessa di un programma come Maestri sembra un buon segno. Anche perché in quest’epoca in cui si parla tanto di pillole che cambiano la mente (se vi interessa il tema sintonizzatevi domani su questi schermi) ci si dimentica con una facilità disarmante del fatto che l’educazione, culturale ma anche emotiva e psicologica, è la pillola più potente di tutte e che non c’è forma di pessimismo peggiore per uno stato del fatto di convincersi che i suoi cittadini non possono cambiare in meglio.