Essere senza casa su L’Indiscreto: “Fantasmi”

Spirito in una fotografia di William H. Mumler

L’Indiscreto è una delle mie rivista preferite, quindi sono particolarmente contento che oggi pubblichi un intero capitolo di Essere senza casa. E’ il capitolo 4, quello dedicato ai fantasmi. Cosa c’entrano i fantasmi con le case? Be’, come scrive l’Oxford English Dictionary «uno dei primi significati del termine haunt (infestare) è quello di “fornire di una casa, una dimora”». Il capitolo comunque accenna solo in parte ai fantasmi “classici” che abitano le case e si concentra soprattutto sui nuovi fantasmi che sono entrati nella modernità attraverso i media elettrici, dal telegrafo fino a internet. Si parla di spiritualismo, alba della psicanalisi, il naufragio del Titanic, hauntologia, metafore radiofoniche nella letteratura e vaporwave.

Gnosticismo e teorie del complotto

Ringrazio L’Indiscreto che mi ha permesso di parlare di uno dei miei temi preferiti, lo gnosticismo, impresa a cui mi sono dedicato con la capacità di sintesi che mi è consueta scrivendo 30.000 battute su demiurgi, autofecondazioni, hackeraggio psichico, satelliti divini, l’immancabile pillola rossa e l’altrettanto immancabile apocalisse. Trovate l’articolo qui.

Essere senza casa su La Lettura e Linea Laterale

Due segnalazioni che riguardano Essere senza casa: sul La Lettura del Corriere della Sera di domenica è uscita la prima recensione al libro, firmata da Daniele Giglioli, che mi onora doppiamente perché parla molto bene del libro e perché Giglioli è un grande critico. Ecco un estratto:

E così anche la casa, l’oggetto più familiare su cui dovremmo contare, è diventata weird, strana, inquietante, fantasmatica, secondo la rideclinazione che di questo comunissimo aggettivo inglese ha dato il grande Mark Fisher recentemente scomparso. Ma non è stato sempre così? E i racconti di fantasmi? E non succedevano strane cose nelle case della tragedia greca? Non in queste proporzioni, non come caso concreto (il problema abitativo mondiale) e insieme come metafora globale (confini irti di fini spinati eppure sempre superabili da soldi, virus, e anche, buoni ultimi, esseri umani disperati), risponde Gianluca Didino, brillante e informatissimo saggista.

Invece su La Linea Laterale Danilo Zagaria presenta Essere senza casa tra le uscite di giugno e coglie perfettamente lo spirito del libro:

Credo lo si possa definire una panoramica straniante sugli anni ’10, sulle sue derive culturali e sui timori della nostra generazione. Un’analisi dello spirito dei nostri tempi, tempi in cui accadono cose davvero strane a tutto ciò che siamo soliti chiamare casa.

Un’educazione letteraria

Minimum fax mi ha chiesto di raccontare la mia educazione letteraria in tre libri: ne ho citati almeno quaranta raccontando di uno sgabuzzino in cui leggevo da ragazzo, di un coltellino dal nome letterario e della volta che ebbi la buona idea di andare a studiare estetica in montagna portandomi solo un disco degli Einsturzende e un libro di Thomas Bernhard come svago. Trovate l’articolo qui.

(Nella foto: Thomas Bernhard in montagna)