Ren Hang (1987-2017)

Mi sono imbattuto nel lavoro di Ren Hang alcuni anni fa su Tumblr. Un account che seguo aveva postato una sua fotografia del 2013 in cui cinque donne nude sono distese con le teste vicine, i capelli che si mescolano in un’unica macchia nera, le mani di ognuna sulle guance di quelle che le stanno accanto così che le braccia, piegate all’altezza dei gomiti, formano una strana stella a otto punte.

La fotografia mi ha fatto pensare a quello che scriveva Fredric Jameson delle Diamond Dust Shoes di Andy Warhol: che sembravano «inspiegabili oggetti naturali» per lo spettatore che se le trova davanti «svoltando nella sala di un museo o di una galleria». Con la differenza che per Jameson le scarpe di Warhol erano oggetti morti, inspiegabili oggetti morti. Le donne di Ren Hang invece mi sembravano oggetti inspiegabilmente vivi.

Quando pochi giorni fa ho scoperto che Ren Hang si era tolto la vita poche settimane prima di compiere trent’anni, ho capito il sentimento che mi aveva comunicato quella fotografia. La chiave di lettura me l’aveva fornita la definizione che nel suo ultimo libro Mark Fisher da di eerie, un termine che in italiano possiamo tradurre solo vagamente come “inquietante”.

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Vertical

Da qualche anno, un amico che abita a Milano mi ripete che dovrei visitare il capoluogo lombardo perché, sostiene, finalmente è diventato “una città europea”. Intende dire che Milano è diventata negli ultimi anni una global city secondo la famosa formulazione che Saskia Sassen ne forniva nel suo libro del 1991: un luogo dove si concentrano potere decisionale, una borsa valori e le sedi di diverse compagnie multinazionali. Secondo questa definizione tuttavia Milano è una città globale da diversi decenni, dunque chiedo al mio amico cosa sia cambiato di recente. La sua risposta, sicura, arriva immediatamente: ora ci sono i grattacieli.

Qualcosa di simile era successo quindici anni prima a Londra, quando uno skyline che aveva smesso di svilupparsi in altezza dai primi anni Settanta aveva visto la comparsa di nove torri alte oltre 100 metri tra il 1999 e il 2004, tutte dislocate nei due centri della finanza della City e di Canary Wharf. Con un ritmo in costante accelerazione, altre diciassette sarebbero state erette dal 2012 in poi, con il tetto dei 300 metri finalmente rotto dallo Shard di Renzo Piano, oggi il grattacielo più alto dell’Europa occidentale. Le torri attualmente in costruzione nella capitale britannica sono trentotto, mentre i progetti già approvati per il prossimo decennio ma non ancora iniziati ammontano a sessantuno. Qualora tutti i progetti approvati a Londra venissero effettivamente costruiti si tratterebbe di un aumento del numero di grattacieli del 600% nel trentennio 1999-2029.

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